Baruch Spinoza e la sua Etica dimostrata con metodo geometrico

Spinoza ci insegna che la vera felicità nasce non dal controllare il mondo, ma dal comprendere le leggi necessarie che lo governano e riconoscere che siamo parte di un’unica realtà divina chiamata Natura.

baruch spinoza

Il filosofo che scandalizzò tutti

Immagina di essere espulso dalla tua comunità a 24 anni perché le tue idee sono troppo pericolose. È quello che successe a Baruch Spinoza nel 1656, quando la comunità ebraica di Amsterdam lo bandì (cherem) con una maledizione piuttosto brutale. Per farti capire il tono, questi sono alcuni passi.

Che l’Eterno non lo perdoni mai. Che l’Eterno accenda contro quest’uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge. E quanto a voi che restate devoti all’Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi in vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti.

Dichiarazione rabbinica autentica datata 27 luglio 1656 e firmata da Rabbi Saul Levi Morteira

Neanche i cattolici e i protestanti lo volevano.

Ma che cosa aveva detto di così scandaloso il giovane Baruch?

La risposta è semplice e rivoluzionaria: aveva immaginato un mondo senza il Dio tradizionale, senza libero arbitrio, ma paradossalmente pieno di libertà e felicità.

Il progetto rivoluzionario: filosofia come geometria

Spinoza aveva un sogno che sembrava folle: spiegare la vita umana come si spiega un teorema geometrico. La sua opera principale, l’Etica, è scritta esattamente come gli Elementi di Euclide: definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni.

Non era un vezzo intellettuale o un esercizio di stile. Spinoza credeva davvero che la realtà avesse la stessa struttura necessaria e ordinata della geometria. Come da una definizione matematica discendono inevitabilmente certe proprietà, così dalla natura dell’universo discende tutto quello che esiste, compresa la strada per la felicità umana.

Pensateci: quando Euclide dimostra che la somma degli angoli interni di un triangolo è sempre 180°, non sta esprimendo un’opinione o una preferenza. Sta descrivendo una verità necessaria, universale, eterna. Spinoza voleva fare la stessa cosa con le emozioni, i desideri, le paure e le gioie umane. Voleva trovare le “leggi geometriche” della felicità.

Il panteismo di Spinoza in cui Dio e Natura coincidono: Deus sive Natura

Forse una delle idee più rivoluzionarie della filosofia occidentale, che ancora oggi influenza il pensiero ecologico: Spinoza nella sua Etica fa a pezzi l’immagine di un Dio creatore. Il suo Dio non ha barba, non ha volontà, non ama né punisce, non ha progetti per noi e soprattutto non sta seduto da qualche parte a guardare quello che facciamo.

Il Dio di Spinoza coincide semplicemente con la natura: Deus sive Natura, Dio ovvero la Natura1. È una visione panteistica: tutto quello che esiste è divino, ma non nel senso mistico che potreste pensare. Siamo divini noi, è divina la tua tazza di caffè, è divino il tuo gatto che ti ignora, è divina anche la zanzara che ti tormenta la notte.

Questo non significa che tutto sia sacro in senso religioso, ma che tutto è parte di un’unica realtà infinita e eterna. Non c’è nulla “fuori” dalla natura, nulla di soprannaturale2. L’universo è tutto quello che c’è, ed è perfetto così com’è – non perché sia il “migliore dei mondi possibili” (vero Leibniz?), ma perché è l’unico mondo necessario.

Capisci perché questa idea terrorizzava le autorità religiose del Seicento? Spinoza eliminava d’un colpo la distinzione tra sacro e profano, tra Creatore e creazione, tra paradiso e terra. Non c’era più bisogno di intermediari, preti, rituali o preghiere. La divinità era ovunque e in tutto.

Per approfondire, leggi: Dio esiste?

Spinoza ha risposto alla domanda sulla Vita, l’universo e tutto quanto

Sostanza

Come funziona questa realtà unica? Spinoza ci spiega che c’è una sola sostanza di cui è fatto tutto l’universo3, riprendendo un concetto aristotelico. Pensala come il tessuto fondamentale della realtà, l’ingrediente base di tutto quello che esiste.

Attributi

Questa sostanza unica si manifesta attraverso infiniti attributi, ma noi umani riusciamo a percepirne solo due: il pensiero e l’estensione (cioè la materia). Non sono due realtà separate, come pensava Cartesio, ma sono due modi di vedere la stessa cosa4, ovvero la Sostanza, Dio, la Natura.

In altre parole, il nostro corpo e la nostra mente non sono due sostanze diverse che interagiscono misteriosamente, ma sono due facce della stessa medaglia.

Modi

Pensa all’oceano e alle sue onde. Le onde non sono separate dall’oceano, sono modi in cui l’oceano si manifesta. Allo stesso modo, tu, io, i nostri pensieri, il computer con cui sto scrivendo, le stelle, eventuali omini verdi su altri pianeti, siamo tutti modi dell’unica sostanza universale5. Siamo onde nell’oceano cosmico.

I modi possono essere:

  • Modi infiniti che discendono direttamente dagli attributi. Ad esempio, l’attributo estensione si concretizza nei modi movimento e quiete, mentre l’attributo pensiero si concretizza in intelletto e volontà.
  • Modi finiti, cioè le singole cose particolari e concrete del mondo (gli individui, i corpi, le idee finite).

Questa visione risolve d’un colpo il famoso “problema mente-corpo” che aveva tormentato Cartesio e lo aveva portato ad inventarsi uno strambo funzionamento dell’ipofisi: come fa la mente immateriale a muovere il corpo materiale? Per Spinoza non c’è problema: non sono due cose diverse che devono comunicare, sono due aspetti della stessa realtà.

Natura naturans e natura naturata

Spinoza distingue due modi di parlare della stessa realtà: la natura naturans e la natura naturata.
La prima è la natura che genera, cioè la sostanza infinita con i suoi attributi (pensiero ed estensione).
La seconda è la natura generata, cioè tutti i modi finiti che vediamo: alberi, pianeti, animali, esseri umani, perfino il tuo smartphone. Non sono due cose separate, ma due prospettive sulla stessa realtà.

È come dire: da un lato c’è la radice profonda dell’universo, dall’altro ci sono i frutti che ne derivano. Ma radice e frutti sono inseparabili: entrambe espressioni dello stesso unico albero, la Natura.

Come è possibile la vera libertà senza libero arbitrio

Questo è il colpo di grazia alle nostre illusioni (e religioni): secondo Spinoza, non esistono scelte libere nel senso tradizionale. Tutto quello che accade, accade per necessità6. Le nostre decisioni, i nostri desideri, le nostre paure, tutto è determinato da cause precedenti, esattamente come il movimento dei pianeti o la caduta di una pietra.

Ma qui arriva il bello: questo determinismo non è una prigione, ma è una liberazione. La vera libertà non consiste nell’essere fuori dalle cause (cosa praticamente impossibile), ma nel comprendere le cause che ci determinano7.

Pensaci: ciò che tu sei ora, ciò che stai facendo ora (cioè leggere questo articolo) è conseguenza di una precedente causa, che a sua volta lo è di un’altra ancora e così via. Invece di andare a ritroso fino ad una causa prima, come fece Aristotele con la sua Sostanza e motore immobile, Spinoza fa un passo in più e va oltre.

Pensiamo ad esempio a quando siamo bloccati nel traffico e ci arrabbiamo. Ci sentiamo liberi in quel momento? O siamo schiavi della nostra rabbia?
Spinoza ci direbbe:

La tua rabbia è determinata da cause precise: la fretta, l’aspettativa delusa, la sensazione di impotenza. Se capisci queste cause, se le vedi chiaramente, la rabbia perde il suo potere su di te.

(Se William “Bill” Foster fosse stato spinoziano, Un giorno di ordinaria follia sarebbe finito dopo 5 min.)

Se vogliamo mantenere l’analogia con le onde e il mare, la libertà spinoziana è come quella di un surfista che non può controllare le onde, ma può imparare a cavalcarle. Non siamo padroni dell’universo, ma possiamo diventare consapevoli del nostro posto nel mondo.

Statua di Baruch Spinoza ad Amsterdam

La critica al finalismo

Uno dei bersagli più polemici di Spinoza è il finalismo, cioè l’idea che il mondo esista per uno scopo preciso, magari addirittura “per l’uomo”.
Per Spinoza questa visione è solo un’illusione antropocentrica: l’uomo proietta sulla natura il suo modo abituale di agire “per fini” (studio per laurearmi, lavoro per guadagnare, ecc.) e immagina che anche Dio agisca così.
Questo però è un errore: la Natura-Dio non ha progetti, non ha intenzioni, non ha obiettivi da raggiungere. Pretendere che esista un “piano divino” significa ridurre l’infinito al linguaggio umano.

L’inversione di causa ed effetto

Un esempio classico dell’illusione finalistica riguarda il Sole. Per secoli si è creduto che il Sole fosse stato creato per riscaldarci e rendere possibile la vita sulla Terra. Spinoza ribalta questa prospettiva: il Sole non esiste per noi, ma piuttosto la vita sulla Terra è sorta perché il Sole si trova a una distanza che lo rende possibile.
Non c’è un fine, non c’è un progetto: solo una catena necessaria di cause ed effetti. Scambiare l’effetto per la causa è l’errore fondamentale della superstizione. La filosofia, invece, ci insegna a guardare la natura senza illusioni, riconoscendone l’ordine necessario.

Il conatus: la forza che ci muove

Altro concetto fondamentale della filosofia spinoziana è il conatus8, la potenza di agire, il motore segreto di tutto quello che esiste. È la forza con cui ogni cosa si sforza di persistere nell’esistenza, di continuare a essere quello che è. Non è una scelta consapevole, è l’impulso fondamentale della vita stessa.

Negli esseri umani, il conatus si manifesta come desiderio. Non il capriccio del momento, ma la spinta profonda che ci porta ad autoconservarci e cercare ciò che aumenta la nostra potenza di esistere e ad evitare quello che la diminuisce.

Da qui nascono le due emozioni fondamentali: la letizia e la tristezza9. Non sono semplici stati d’animo, ma indicatori precisi di quello che sta succedendo al nostro essere. La letizia è il segnale che la nostra potenza sta aumentando, ad esempio quando impariamo qualcosa di nuovo, quando ci innamoriamo, quando facciamo sport e ci sentiamo vivi. La tristezza è l’allarme che qualcosa sta ostacolando il nostro conatus, come quando ci ammaliamo, quando perdiamo qualcuno, quando ci sentiamo impotenti.

Il bello è che Spinoza non giudica: il conatus non è né buono né cattivo, è semplicemente la legge fondamentale della vita. Anche i nostri vizi, paure, errori sono espressioni del conatus che cerca la strada migliore per sopravvivere e prosperare, ma con informazioni sbagliate o incomplete.

Le passioni: i nostri padroni segreti

Spinoza è stato un detective delle emozioni secoli prima che esistesse la psicologia. Ha capito che siamo tutti, in misura diversa, schiavi di passioni che non comprendiamo davvero. Ci illudiamo di essere razionali, ma spesso siamo mossi da desideri, paure e speranze che agiscono nell’ombra.

Gesti apparentemente liberi nascono da una catena di cause, ma ecco il genio spinoziano: nel momento in cui vediamo chiaramente questi meccanismi, possiamo iniziare a liberarcene. Non attraverso la repressione o la forza di volontà (che per Spinoza sono illusorie), ma attraverso la conoscenza adeguata.

È come accendere la luce in una stanza buia scoprendo che i mostri che ci terrorizzavano sono in realtà sedie e appendiabiti. Le nostre emozioni distruttive perdono potere quando le comprendiamo davvero.

I tre gradi della conoscenza

Per Spinoza non tutte le forme di sapere sono uguali. Esistono tre livelli.

  1. Il primo è l’immaginazione, basata sulle percezioni sensibili e sulle esperienze frammentarie: utile per sopravvivere, ma piena di errori e superstizioni.
  2. Il secondo è la ragione, che coglie le connessioni necessarie tra cause ed effetti: è la conoscenza scientifica, che libera l’uomo dalle passioni più cieche.
  3. Il terzo livello è la scientia intuitiva, l’intuizione intellettuale che vede le cose sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell’eternità. È qui che nasce la vera beatitudine: non dall’accumulo di nozioni, ma da una visione unitaria e necessaria dell’universo.

La ricetta per la felicità: l’amore intellettuale

Ed ecco il genio di Spinoza: per essere veramente felici, dobbiamo smettere di cercare disperatamente la felicità. La beatitudine arriva quando sviluppiamo quello che lui chiama amor Dei intellectualis, l’amore intellettuale di Dio, cioè la conoscenza e contemplazione della Natura10.

Non è misticismo da New Age. È qualcosa di molto più concreto e rivoluzionario: imparare a vedere le cose sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell’eternità11, cioè sviluppare una prospettiva cosmica che ci libera dalle piccole ossessioni quotidiane.

Quando siamo innamorati perdutamente, o quando contempliamo un tramonto che ci toglie il fiato, o quando ci perdiamo nella bellezza di una sinfonia, in quei momenti assaggiamo quello che Spinoza chiama beatitudine. Non stiamo più pensando ai nostri problemi personali, ma siamo in armonia con il tutto.

La differenza è che Spinoza ci propone di raggiungere questo stato non attraverso emozioni passeggere, ma attraverso la comprensione. Quando capiamo davvero come funziona l’universo, quando vediamo la necessità e la bellezza delle sue leggi e realizziamo di essere parte di questo ordine perfetto, allora sorge spontaneamente un amore intellettuale per la totalità dell’esistenza.

Addio alla centralità dell’uomo

Come Copernico aveva tolto la Terra dal centro del cosmo, così Spinoza toglie l’uomo dal centro della creazione. Non siamo creature privilegiate, non siamo il fine del mondo, né siamo l’eccezione alle leggi naturali. Siamo modi finiti della sostanza, esattamente come una pietra, una quercia o un gatto.

L’idea che l’uomo abbia un posto speciale è solo un residuo di orgoglio religioso. Per Spinoza, la grandezza dell’uomo non sta nell’essere “al di sopra” della natura, ma nel riconoscersi come parte integrata dell’unico ordine necessario che tutto comprende.

Spinoza oggi: perché dovrebbe interessarci

“Tutto molto bello, ma concretamente perché dovrebbe interessarmi?”, ti chiederai. Perché Spinoza è più concreto e più importante di quanto pensi, anticipando intuizioni che oggi ritroviamo ovunque.

  • Mindfulness e meditazione: L’idea di osservare le proprie emozioni senza giudicarle, di sviluppare una consapevolezza distaccata è spinozismo puro. La differenza è che lui arrivava a queste conclusioni attraverso la ragione, non attraverso la spiritualità.
  • Terapie cognitive: Quando uno psicoterapeuta ti aiuta a riconoscere i pensieri automatici che ti causano sofferenza, sta applicando principi spinoziani. Cambiare le idee inadeguate in idee adeguate è la base della guarigione psicologica.
  • Neuroscienze: La visione di Spinoza, in cui mente e corpo sono due aspetti della stessa realtà, è molto più compatibile con le scoperte moderne sul cervello di quanto non lo sia il dualismo cartesiano.
  • Ecologia profonda: La crisi climatica ci sta insegnando quello che Spinoza sapeva già: non siamo separati dalla natura, non siamo i suoi padroni. Siamo parte di un sistema interconnesso dove ogni azione ha conseguenze. Il Deus sive Natura spinoziano è l’antidoto perfetto all’antropocentrismo che ha portato al disastro ambientale. Quando capite davvero che voi e la foresta amazzonica siete modi della stessa sostanza, iniziate a trattare il pianeta diversamente.
    Il messaggio finale di Spinoza è potente e liberatorio: non siamo il centro dell’universo, siamo l’universo. Non dobbiamo conquistare la felicità lottando contro il mondo, ma riconoscere che siamo già parte della perfezione cosmica. La nostra sofferenza nasce dal non saperlo, la nostra gioia dal ricordarcelo.

Per approfondire, leggi: Deus sive Natura: L’Ecologia di Spinoza

Come iniziare a spinozare

Spinozare è ciò che Hegel identificava con filosofare, ma concedimi di utilizzare questo termine anche per indicare il vivere secondo al filosofia di Spinoza.

  • Contemplare le emozioni: La prossima volta che provi un’emozione intensa, invece di giudicarla o reprimerla, chiediti: “Da dove viene? Quali pensieri l’hanno causata? Quali bisogni nascosti esprime?”.
  • La prospettiva cosmica: Quando sei arrabbiato per qualcosa, prova a immaginare la situazione dal punto di vista di qualcuno che osserva la Terra dallo spazio tra cent’anni. Quanto conterà davvero?
  • L’accettazione attiva: Non si tratta di rassegnarsi passivamente, ma di accettare quello che non possiamo cambiare per concentrare l’energia su quello che possiamo influenzare.
  • La curiosità invece del giudizio: Prova a guardare i tuoi difetti, le paure, gli errori come fenomeni naturali degni di studio, non come colpe da punire.

L’eredità di Spinoza

Spinoza morì a 44 anni, povero e solo, consumato dalla tubercolosi e dal lavoro di lucidatore di lenti. Per due secoli fu considerato un eretico pericoloso. Oggi invece è riconosciuto come uno dei più grandi filosofi della storia occidentale e un precursore della modernità.

Il suo sistema filosofico è una guida alla serenità razionale, una filosofia che non promette miracoli ma offre strumenti concreti per vivere meglio. Non ci dice che la vita è facile, ma ci insegna che può essere compresa, così da trasformare la sofferenza in saggezza.


Fonti

  1. Spinoza, Etica, Bompiani 2017
  2. Emanuela Scribano, Guida alla lettura dell’Etica di Spinoza, Editori Laterza, 2008

Note

  1. Etica I, Proposizione 14: “Oltre a Dio non si può dare né concepire alcuna sostanza” e Proposizione 15: “Tutto ciò che è, è in Dio”.
  2. Etica I, Proposizione 18: “Dio è causa immanente, e non transitiva, di tutte le cose”.
  3. Etica I, Definizione 3: “Intendo per sostanza ciò che è in sé e per sé si concepisce”. Proposizione 5: “Nella natura non si possono dare due o più sostanze della medesima natura ossia del medesimo attributo”.
  4. Etica II, Preposizione 13, Corollario: “Da qui segue che l’uomo è costituito di Mente e di Corpo e che il Corpo umano, secondo che lo sentiamo, esiste”.
  5. Etica I, Definizione 5: “Intendo per modo le affezioni della sostanza, ossia ciò che è in altro, per il cui mezzo è anche concepito”.
  6. Etica I, Proposizione 29: “Nella natura non si da nulla di contingente, ma tutto è determinato dalla necessità della natura divina ad esistere e ad operare in una certa maniera”.
  7. Etica I, Definizione 7: “Si dice libera quella cosa che esiste per sola necessità della sua natura e che è determinata da sé sola ad agire: si dice invece necessaria, o meglio coatta, la cosa che è determinata da altro ad esistere e ad agire in una certa e determinata maniera”.
  8. Etica III, Proposizione 6: “Ciascuna cosa, per quanto sta in essa, si sforza di perseverare nel suo essere”.
  9. Etica III, Preposizione 11, Scolio: “Per Letizia intenderò in seguito la passione per la quale la Mente passa ad una perfezione maggiore. Per Tristezza, invece, la passione per la quale essa passa ad una perfezione minore”.
  10. Etica V, Proposizione 42: “La beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa”.
  11. Etica V, Proposizione 29: “Tutto ciò che la Mente intende sotto la specie dell’eternità, lo conosce non perché concepisce l’esistenza presente del Corpo, ma perché concepisce l’essenza del Corpo sotto la specie dell’eternità”.
  12. Etica V, Proposizione 24: “Quanto più noi conosciamo le cose singole, tanto più conosciamo Dio”.

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