Pensiero libero e scelte: dal relativismo al prospettivismo

Nietzsche e Kant a confronto sul tema della scelta: la responsabilità come affermazione della vita o come legge che la ragione si dà da sé.

Visioni filosofiche a confronto: approcci relativi e prospettici da Nietzsche a Kant.

È interessante pensare che non esiste un punto di vista neutro o assoluto a cui agganciarsi, motivo per cui avvalersi di concetti come il relativismo o il prospettivismo, consente di aprire la nostra mente e sviluppare conoscenze ed opinioni ad ampio raggio.

Chiariamo queste due posizioni per porre le basi della mia riflessione.

Il relativismo è una posizione filosofica secondo cui i valori, la verità e ciò che conosciamo non sono assoluti, ma dipendono sempre dalla cultura, sistema di credenze, inclinazioni dell’individuo, contesto storico e religioso. Bisogna guardare al quadro di riferimento.

Il prospettivismo, d’altro canto, è un approccio filosofico secondo cui ogni valutazione, ogni conoscenza è sempre legata ad una prospettiva. Tutto ciò che sappiamo deve essere sempre considerato da “un certo punto di vista” che si declina in fattori biologici, storici, linguistici ed individuali.

Agganciandomi a quest’ultimo punto, il filosofo per eccellenza che rispecchia questo modo di guardare il mondo e l’uomo è Nietzsche.

Libertà di espressione nell’antica Grecia, oltre le convenzioni e i condizionamenti.

Facendo un passo indietro, come esempio più che esaustivo di ciò a cui mi riferisco, abbiamo la letteratura greca antica. Da qui coglieremo le basi per lo sviluppo di un pensiero libero, non convenzionale, al quale Nietzsche si è ispirato in “La Nascita della Tragedia”. Nella letteratura greca antica non cogliamo condizionamenti di nessun tipo, i personaggi, eroi e divinità, si mostrano spinti solo dalle loro pulsioni. Successivamente, non troveremo un modo così vero di descrivere l’uomo. Qui non si fa riferimento al giudizio inteso come colpa o punizione, ma osserverei una libertà di espressione.

Nella Grecia antica si è parlato di omosessualità, incesto, amore, in una maniera che sarà difficile trovare successivamente. Il carattere religioso gioca un ruolo importante nel momento in cui gli dèi, per soddisfare i loro bisogni, assumono fattezze umane: questo è il punto centrale. Nella tragedia vediamo un susseguirsi di comportamenti spinti da pulsioni, che vengono raccontate senza filtri e che non innalzano il divino rispetto all’umano.

Analizzando solo questo aspetto troveremo storie che si susseguono e che apparentemente toccano temi successivamente considerati tabù; in seguito, la letteratura non sarà più in grado di fornirci visioni così lucide. Le motivazioni risiedono in condizionamenti che, andando per ordine, possiamo additare all’aspetto politico, religioso e sociale!

Bisogna scendere più a fondo, rispetto a quanto detto sopra. Nella Grecia antica non esisteva un’autorità religiosa o politica centralizzata, i temi affrontati seppur forti e considerati scabrosi, venivano rappresentati e non proibiti. Erano presenti regole sociali precise, critiche verso gli “eccessi” e senso di vergogna. La rappresentazione di temi come l’omosessualità o l’incesto veniva denunciata attraverso la letteratura; più che parlare di assenza di giudizio che può non corrispondere, potremmo ipotizzare una censura non istituzionale.

Ritornando al filo conduttore di questa disamina, Nietzsche era un gran sostenitore dell’arte. Non ci risulta difficile intuire quale tra le tante espressioni attirò la sua attenzione: La Danza. Danza come arte che libera e permette di esprimere e di affermare la vita, così possiamo innalzare quest’arte a metafora del pensiero filosofico di Nietzsche. Se poi vogliamo solo riferirci ai condizionamenti ed alle convenzioni ci basta affermare che, secondo il filosofo, la danza è “assenza di gravità”, da ciò che ci tiene legati e fermi, e ci permette di dare sfogo alla nostra volontà di potenza.

Nell’esaminare il concetto di “assenza di gravità”1, sempre relativizzandolo a svariati aspetti della vita dell’uomo, e non per forza collegandolo esclusivamente alla danza, questo può portarci a vari discernimenti restando ancorati alla genialità di questo pensatore. 

In questa sede possiamo sentirci liberi, in nome del prospettivismo, di prendere in considerazione altri filosofi che, probabilmente, all’apparenza sembrano più rigidi di Nietzsche, e provare a trovare dove è il condizionamento e la convenzione. Nietzsche da all’uomo un forte balsamo, tutti siamo portati a pensare costantemente di fare le cose in modo giusto, senza errori, lui ci dà la possibilità di pensare di avere coraggio e di essere in grado di accettare di rivivere esattamente la nostra vita con tutti i nostri errori, cadute, di nuovo ed infinite volte senza rinnegarla, con L’eterno Ritorno. Mettendo in atto il pensiero non solo prospettico ma anche relativista, questo è un balsamo o è brutalità?  

A mio avviso, è la cosa più difficile o brutale. Credo che nessuno di noi sia disposto a farlo o, se sì, solo per certi eventi, altri sarebbe meglio lasciarseli alle spalle! Diventa balsamo quando non avremmo avuto altra scelta e, se le condizioni non fossero cambiate, avremmo agito sempre allo stesso modo.

Anticonvenzionale è anche lo sguardo rivolto alle classi sociali, o meglio ai tipi umani, relegando la distanza delle classi sociali a coloro che innalzano lo sguardo verso i sottoposti accettando, con buona coscienza, il sacrificio degli uomini ridotti a schiavi. Su questo basta sottolineare la transizione con cui possiamo ritenere aristocratico un mendicante che ha una morale non intaccata dalla sua condizione e che riuscirebbe a innalzare lo spirito di un aristocratico ridotto a mendicante per i suoi interessi! Questo concetto potrebbe rendere l’idea della trasversalità con cui possiamo guardare alle classi sociali in modo non convenzionale. 

Ritornando per un attimo alla centralità della libertà, non possiamo fare a meno di fare una riflessione su ciò che, secondo Nietzsche, è il momento esatto in cui l’uomo ne viene privato: L’avvento del Cristianesimo. Questa religione fa sentire l’uomo costantemente sotto giudizio, sotto risentimento aggiungerei, senza pretese, sotto ricatto ed è quanto di più lontano possa esistere da ciò verso cui il filosofo desidererebbe innalzarci. Nietzsche usa un termine esaustivo: automutilazione. 

Scelte e responsabilità: psicologia o razionalità?

Ci siamo chiesti, forse come pratica quotidiana, nel risolvere anche semplici problemi, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato fare, in una situazione specifica a cui siamo sottoposti normalmente. Questo lo facciamo inconsapevolmente basandoci sulla dicotomia Bene e Male, tema centrale per Nietzsche in Al di là del Bene e del Male. La morale di Nietzsche tende verso l’accrescimento della vita dell’uomo; ognuno di noi agisce con lo scopo di crescere, anche nelle scelte più semplici! Nietzsche è presente nella nostra vita più di quanto siamo portati a pensare. Per molti è stato definito pensatore brutale ma ci toglie cuscinetti, ci toglie paracadute e ci spinge ad agire senza maschere a viso aperto, verso l’unica cosa che resta: La Volontà, La Volontà di Potenza. Attraverso questa l’uomo può creare la sua identità chiara e nitida, cercando di non discostarsi mai tanto da essa. La nostra identità si traduce nelle scelte e nelle azioni che compiamo quotidianamente.

È il momento però di cambiare prospettiva e di volgere lo sguardo verso un altro modo di agire. Ce lo suggerisce un filosofo che rispetto a quanto detto finora, ribalta radicalmente i termini della questione: Immanuel Kant. Con lui il modo in cui l’uomo compie le proprie scelte è dettato da una Legge Universale a priori ed innata. Qui siamo nel campo della Filosofia Trascendentale. L’uomo, quando compie un’azione, deve chiedersi se risponde alla “Legge”, senza condizionamenti che scaturiscono da un suo interesse o da sue inclinazioni personali. Secondo il filosofo, l’uomo è un essere razionale e determina la propria volontà, indipendentemente dalle sue inclinazioni e dai suoi interessi. Agire moralmente per Kant significa agire per dovere secondo la legge. 

Questo è quanto emerge mettendo a confronto due prospettive completamente diverse come quella di Nietzsche e Kant.

Quando mettiamo al centro la nostra responsabilità nel discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato: qual è il bene e qual è il male, se tutto dipende da principi a priori, come si pone Kant?

 La responsabilità vale per ogni essere razionale, orientata verso una legge morale oggettiva e a priori, non verso i valori personali o culturali.

La domanda sorge spontanea: come costruisce l’uomo la sua identità? Dove risiede la sua responsabilità? Qui la filosofia ci spinge sempre nel pensiero relativo e prospettico, ponendo le scelte buone dettate dalla ragione. Secondo Kant, dove risiede l’identità dell’uomo? Anche Kant carica di responsabilità l’uomo e lo dota di autonomia, costruendo schemi, rivelandosi più strutturato rispetto a Nietzsche. Ciò non deve trarci in inganno, perché anche se in modo diverso, la responsabilità è dell’uomo. Infine possiamo trarre una conclusione doverosa, guardando al tema di nostro interesse, dove Nietzsche è più diretto verso un approccio psicologico e Kant verso uno più razionale.

Il nucleo della riflessione è che la filosofia ci lascia un campo aperto dove spaziare senza generalizzare nel toccare temi come il relativismo e il prospettivismo. Questi non devono essere considerati una scorciatoia generalista, ma il motivo per cui la Filosofia resta nella nostra vita, rendendoci liberi di pensare e di scegliere e come scegliere!

Forse dipende dalle nostre inclinazioni, o dal nostro carattere, se scegliere di stare dalla parte di Nietzsche o di Kant. Il primo ci consente di essere più centrati su noi stessi e quindi di conseguenza più morbidi, l’altro maggiormente rigidi nel nostro modo di pensare e di agire.

In nome del pensiero libero, lascerei aperta la questione e rimanderei la scelta ad ognuno di noi!

Bibliografia:

  • Friedrich Nietzsche: Al di Là del Bene e del Male;
  • Friedrich Nietzsche: Così parlò Zarathustra;
  • Giusto Monaco, Mario Casertano, Gianfranco Nuzzo: L’attività letteraria nell’antica Grecia, Storia della letteratura greca;
  • Immanuel Kant: Fondazione della metafisica dei costumi;
  • Emanuele Severino: La Filosofia dai Greci al Nostro Tempo- La Filosofia Contemporanea.

Note

  1. In Così parlò Zarathustra, Nietzsche usa la danza come metafora di assenza di gravità, intendendo la gravità come ciò che tiene l’uomo legato al peso della morale tradizionale e della colpa. La danza viene erta a simbolo di leggerezza e di libertà, come superamento della gravità, ciò che fa cadere le cose.

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