La metafora viva e linguaggio di Calcutta: quando la musica ri-descrive la realtà

Attraverso la teoria della metafora viva di Paul Ricoeur, rileggiamo i testi di Calcutta come enunciati che sospendono il significato letterale per ridescrivere l’esperienza di chi ascolta.

È interessante chiedersi che cosa abbia davvero il potere di suscitare in noi ricordi, immagini e sensazioni forse anche quelle che non saremo mai in grado di svelare neanche al nostro migliore amico e che forse non confesseremmo neppure anche a noi stessi! La risposta più immediata è la musica. Essa agisce sui sentimenti con una forza rara: può renderci malinconici o fare esattamente il contrario, spingerci ad agire!

Un genere musicale che gioca molto sulle parole e che ha creato, a mio avviso, un linguaggio riconoscibile è il genere Indie, in particolare il cantautore Edoardo D’Erme, in arte, Calcutta. Come sempre la Filosofia ci fa scorgere aspetti, inerenti al linguaggio, tutt’altro che scontati.

Da Hans-Georg Gadamer a Martin Heidegger: ermeneutica, fenomenologia e metafora.

Per comprendere come funzioni questo linguaggio partiamo dall’ermeneutica contemporanea. Hans-Gerog Gadamer, ha mostrato che la comprensione del linguaggio non è mai un atto neutro o puramente metodico. Ciò che comprendiamo non è a sé stante, ma va sempre inserito in un vasto circolo di variabili, pregiudizi, orizzonti storici e tradizioni. Il linguaggio, in questa prospettiva, non è un semplice strumento di comunicazione, ma il luogo in cui la realtà prende forma.

Per Gadamer la verità non si raggiunge applicando un metodo scientifico, ma l’uomo attraverso l’arte, la storia e la filosofia, fa esperienza di verità che sfuggono alle scienze matematiche. L’esperienza ermeneutica è dialogo: si lascia da parte la propria certezza per aprirsi all’altro e far emergere una verità comune. In questo processo la metafora svolge un ruolo decisivo, perché non illustra qualcosa di già noto, ma fa emergere nuovi aspetti del reale.

Martin Heidegger, legando ermeneutica e fenomenologia, ha ulteriormente approfondito questa prospettiva. La fenomenologia, nata con Husserl, descrive i fenomeni così come si presentano alla coscienza, mettendo tra parentesi le assunzioni naturali sul mondo. I fenomeni sono descritti così come si presentano alla coscienza, Heidegger, ci mostra come le due si fondono, e trasforma la fenomenologia, in ermeneutica dell’esistenza: ogni interpretazione si fonda su un’esperienza concreta e, al tempo stesso, ogni esperienza è già interpretata. Non esiste una descrizione pura, svincolata da ogni comprensione.

Per Heidegger, "Il metaforico c'è soltanto all'interno della metafisica" e "pensare è ascoltare e vedere"1, qui non si tratta di sensibilità, ma di pensiero, secondo il filosofo. Avviene una traslazione metaforica che appartiene all’ambito metafisico, dal momento che la distinzione è sul piano del sensibile e del non sensibile. La metafora, in questo modo, serve come supporto nell’interpretazione delle opere artistiche.

È pertinente considerare questi due aspetti della filosofia, per comprendere il linguaggio musicale di Calcutta, perché entrambe offrono strumenti per andare oltre il significato letterale e cogliere come le immagini funzionano nell’esperienza di chi ascolta!  

Filosofia e Musica: immagini, significati e interpretazioni.

Parto da qui, per agganciarmi ad un filosofo che permette di spiegare come questo avviene, il riferimento va al pensiero di Paul Ricoeur. Ponendo attenzione al linguaggio è importante concentrarci su uno strumento cardine, ovvero, la metafora, intendendola come metafora viva e non come semplice trasposizione di significato.

Chiariamo il fatto che Ricoeur non considera la metafora un semplice ornamento del linguaggio, ma le attribuisce il potere di innovazione semantica e ride-scrizione della realtà, dovuta ad una tensione logica tra due parole. Ci terrei a sottolineare il motivo principale per cui nasce, a mio avviso, il collegamento fluido, tra lo stile linguistico nei testi di Calcutta e il pensiero filosofico di Ricoeur. Poul Ricoeur afferma che, non c’è descrizione senza interpretazione e non c’è interpretazione se non basata su un’esperienza fenomenologica! Ricoeur risulta essere il filosofo che maggiormente ci spiega come i testi del cantautore, risultano così espressivi.

Torniamo alla nostra riflessione e alla centralità del linguaggio nei testi di Calcutta. L’autore a partire dall’arrangiamento musicale, si serve di frasi molto ampie che finiscono con una sospensione, inducendo l’ascoltatore a pensare, ad immaginare un punto di domanda, da lì possiamo pensare a quali sarebbero le risposte o continuare il filo del discorso. Le risposte o semplicemente i pensieri, li vorremmo tenere per noi, o confessarli a qualcuno?  Beh, dipende, credo che su questo siamo tutti d’accordo!

Perché allora la metafora viva? Perché risulta così evidente nei testi di Edoardo d’Erme. La motivazione risiede nei temi affrontati, che risultano introspettivi e riferiti a persone che vivono un malessere inerente all’amore, al sentirsi inadeguati rispetto ad un contesto-situazione ambiente2 “mi annoiavo alle feste, mi annoiavo alle cene” ambienti in cui ci si sente stretti, “e quante volte ho pensato che alla fine il sorriso è una paresi se vedi bene!” Tutti noi ci siamo trovati in queste situazioni, chi di noi non si è sentito così almeno una volta nella vita? Stento a crederci che non ci sia nessuno!

I suoi testi creano un’immagine collettiva molto potente, e la musica quasi sembra liberarci da catene che ci appaiono fortissime. Nessuno ci obbliga a restare chiusi in schemi, in cui ci hanno messo e in cui, a pensarci bene, ci sentiamo in obbligo di restare! Calcutta ci spinge a lasciarci andare, metafora che ci riporta ad avere il coraggio di essere noi stessi, liberandoci da persone, ambienti che non ce lo consentono, o meglio, liberarci3 “mia madre lo diceva non andare su you-porn, per lasciarsi andare”! Possiamo servirci di Ricoeur per spiegare attraverso la metafora viva, come il cantautore riesce a trasferire questo al suo pubblico. 

Filosofia e semantica: realtà aperta a nuovi orizzonti.

Entriamo adesso più a fondo nell’analisi della metafora. Per Ricoeur il concetto di metafora viva, centrale, nell’opera omonima La métaphore vive (1975), supera l’idea tradizionale della metafora, così come era stata concepita a partire da Aristotele, non rifiutandola, ma estendendone il valore filosofico.

Siamo di fronte a due modi diversi d’intendere la metafora. Per Aristotele, la metafora è una figura retorica fondata sulla parola e sul singolo nome attuando una sostituzione nominale, anche se le dà potere di produrre conoscenza attraverso la percezione di somiglianze, resta limitata ad una traslazione terminologica. Ricoeur passa ad un altro livello, quello dell’intera frase o enunciato, facendo emergere nuove dimensioni di verità. Questo dà alla frase una nuova pertinenza logica dovuta ad un’impossibilità di comprendere la frase così come si presenta letteralmente, costringendo il pensiero a creare un nuovo significato.

Accade qualcosa di molto interessante all’interno della frase-enunciato, l’espressione del significato cambia radicalmente grazie alla metafora viva; c’è una radicale re-descrizione della realtà; si riesce ad esprimere aspetti di essa che non sarebbero resi allo stesso modo, se ci fermassimo al significato letterale dell’enunciato.

Si tratta di una referenza di secondo tipo, quella della metafora viva, distante da quella diretta, presente nel linguaggio puramente descrittivo. Il linguaggio poetico-metaforico sospende, secondo Ricoeur, il riferimento diretto del linguaggio alla realtà, è proprio questo che emerge nell’ermeneutica; grazie a questa sospensione, risulta una dimensione ontologica del reale più profonda. Attraverso la metafora abbiamo un effetto tensivo a livello semantico, finzione semantica, da qui nasce un’innovazione di significato. Questo è particolarmente evidente nei testi e nella tipologia di linguaggio usata da Calcutta.

Esemplificativo di quanto detto finora, è il brano Briciole; una delle canzoni dell’artista, in cui la metafora funziona in modo vivo, nel senso inteso da Ricoeur. Nel testo osserviamo molte frasi tra cui: “Il mondo è un tavolo, e noi siamo le briciole”. Due ordini di realtà che collidono: il mondo rappresenta la totalità e il tavolo è un oggetto banale. Calcutta ridisegna la realtà, servendosi della metafora in questione, che ci rimanda alla condizione di essere umano e tutto il resto è un residuo insignificante. L’autore ci fa riflettere sulla condizione esistenziale dell’uomo, utilizzando il carattere vivo della metafora riorganizzando il senso della frase, che apre nuove possibilità, rispetto al significato letterale. Le metafore agiscono sull’esperienza di chi ascolta, aprendo mondi e restando in movimento.

Altro esempio è il brano Del Verde, in questo testo il verde non è un semplice colore, diventa stato d’animo, spazio quasi condizione dell’essere, si genera così la tensione semantica di cui parla Ricoeur. Il linguaggio riconfigura un’emozione sospendendo il riferimento letterale, Calcutta non dà mai un significato pronto per essere compreso ma, l’ascoltatore rielabora i significati costruisce nuovi sensi e realtà lasciando spazio alla persona che ascolta. Il cantautore ci mostra come la metafora viva, teorizzata da Ricoeur, esce dall’ambito puramente letterario, acquistando una connotazione moderna e attuale, dove un pubblico più ampio beneficia dello spazio di senso aperto e aggiungerei vivo! 

Sento, e sono di parte, di ringraziare Calcutta per aver saputo esprimere ciò che la maggior parte di noi non sa dire, e la filosofia, per dare razionalità e spiegazioni concrete, a meccanismi che sfuggono nell’immediato.

In conclusione, consiglierei “vivamente”, d’immergervi nell’ascolto dei brani di cui si è discusso, per aprire nuovi orizzonti di senso!

Note

  1. Martin Heidegger, in Il Principio di ragione, spiega che, l’udire e il sentire non devono essere concepiti come collegati semplicemente alla percezione sensoriale e agli organi sensoriali normalmente intesi, ma ad un ambito percettivo del non sensibile e quindi appartenenti al pensiero.
  2. Calcutta nel brano Gaetano, spiega chiaramente le situazioni dove siamo costretti a restare, quando vorremmo solo andar via, il sorriso diventa paresi e costringe chi ascolta a reinterpretare il gesto più comune del mondo, che diventa disagio. Questo è uno dei tanti esempi di metafora viva presenti nel linguaggio musicale.
  3. Calcutta in Gaetano usa questa frase per spiegare un senso di solitudine o incapacità di affrontare la fine di un legame, usando un tentativo sconsigliato e mal visto dalla morale comune.

Bibliografia:

  • Gadamer, H.-G., Verità e metodo, Bompiani, Milano 2000 (ed. or. 1960);
  • Heiddeger, M., Essere e tempo, Longanesi, Milano 2005;
  • Heiddegger, M., Che cosa significa pensare? Sugarco, Milano 1978 (ed. or. 1954);
  • Heiddeger, M., Il Principio di ragione, Adelphi Edizioni, Milano 1991 (ed. or. 1957);
  • Ricoeur, P., La metafora viva, Jaca Book, Milano 1981 (ed. or. La métaphore vive, 1975);
  • Ricoeur, P., Dal testo all’azione. Saggi di ermeneutica, Jaca Book, Milano 1989.

Testi musicali citati:

  • Calcutta, Briciole, in Evergreen, Bomba Dischi, 2018;
  • Calcutta, Del Verde, in Mainstream, Bomba Dischi, 2015;
  • Calcutta, Gaetano, in Mainstream, Bomba Dischi 2015.
Serena Di Matteo

Serena Di Matteo è nata a Torre del Greco nel 1984. Laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno, ha conseguito un master in Human Resources Management e ha lavorato nella progettazione formativa per la pubblica amministrazione. Ex allieva della Scuola di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, coltiva la passione per la danza e per l’arte. Scrive articoli di divulgazione filosofica in cui usa il pensiero dei filosofi come chiave di lettura della vita quotidiana e delle opere artistiche.

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