Suicidio razionale: l’ultima scelta di Maude

Nel film Harold & Maude del 1971, Maude supera il concetto di vita autentica heideggeriana, considerando l’essere-per-la-morte non solo come possibilità ultima, ma anche come ultima scelta.

Harold & Maude è uno di quei film che si possono definire cult. Uno di quei film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita, anche solo per avere un argomento grazie a cui atteggiarsi da intellettuale impegnato con gli amici.
Tra i temi presentati nel film, uno in particolare però è di viva attualità: il suicidio ed in particolare il suicidio razionale.
La tematica del suicidio ci accompagna infatti per tutta la durata del film, dalle prime alle ultime scene, sia in modo ironico, quasi cinico, con la figura di Harold, che passa le giornate a inscenare i propri suicidi per destare una qualche reazione nella madre anaffettiva, sia in modo più riflessivo con la figura di Maude, che compie l’estremo gesto nel finale del film con una lucidità spiazzante.

Harold & Maude: un inno all’amore, alla vita e alla morte.

Harold è un diciottenne annoiato, così annoiato da inscenare finti suicidi e passare le sue giornate ai funerali di gente che non conosce. Ad uno di questi funerali conosce Maude, una 79enne totalmente l’opposto di lui: il passato nei campi di concentramento l’ha resa una donna innamorata della vita, determinata, libera.

Tra di loro nasce una storia d’amore. Nel giorno dell’ottantesimo compleanno della donna, Harold si reca a casa di lei per farle una sorpresa e chiederle di sposarlo. Maude però gli confessa di aver ingerito una forte dose di barbiturici e che a mezzanotte, all’ingresso dei suoi 81 anni, “non ci sarà più”.
Maude ha scelto di togliersi la vita al suo ottantesimo compleanno perché ritiene di aver già vissuto abbastanza e che oltre sarebbe solo una vita non degna di essere vissuta. Una decisione che ci aveva già preannunciato nelle prime scene del film:

Dicono che avesse ottant’anni. Io ne farò ottanta la settimana prossima. Il momento giusto per andarsene, non credi?
Beh, secondo me a settanta è un po’ troppo presto. A ottanta si vegeta e basta. Tanto vale andarsene, no?

Maude ad Harold, ad un funerale.

Maude è la figura positiva del film, soprattutto se messa in confronto ad Harold: allegra, anticonformista, libera, quasi libertaria. La positività, l’ottimismo e la simpatia che suscita nello spettatore vengono lacerati dalla confessione finale.

Ma come? Una donna così amante della vita che decide di suicidarsi?

È proprio qui che sta la grandezza del personaggio: amare appieno la vita significa per lei anche avere il coraggio di togliersela quando non ritenuta più degna. Nella figura di Maude dunque, l’amore per la vita, il viverla autenticamente, porta necessariamente a scegliere anche la propria morte. Non si può decidere quando nascere, ma si può decidere quando e come morire. Un suicidio pienamente e autenticamente razionale.

Eccoci dunque arrivati al punto: il suicidio razionale, l’atto di procurarsi la morte in modo ponderato, pienamente consapevole, una decisione presa a seguito di un ragionamento logico.
Le persone che compiono questo atto non sono depresse, né soffrono di qualche tipo di malattia psico-fisica. Sono per lo più persone anziane per le quali le conseguenze della vecchiaia risultano essere una ragione più che sufficiente per togliersi la vita.

Esattamente come Maude.

Heidegger & Maude: vita autentica e essere-per-la-morte

Heidegger definisce l’essere uomo come Dasein, esserci. L’esserci identifica la condizione umana di esistenza come gettatezza, un essere-nel-mondo che denota una costante trascendenza e oltrepassamento del qui e ora. In altre parole, l’uomo è costitutivamente un poter-essere, una possibilità di esistenza, che lo porta ad avere un carattere di apertura nei confronti del mondo.

L’esserci per Heidegger è dunque progettualità che può costantemente concretizzarsi, istante dopo istante, grazie alle possibilità che gli sono date dal suo essere-nel-mondo. Noi siamo ciò che progettiamo di essere, ciò che scegliamo di essere. Siamo gli artefici del nostro esistere.

Di fronte a tutte le possibilità che ci si presentano in virtù del nostro essere progettualità, ce n’è una che è la condizione per tutte le altre: la morte. La morte è la possibilità autentica, cioè la possibilità più propria, inevitabile, della condizione umana. È la possibilità che annulla tutte le altre possibilità. Assumere che la morte sia questo significa per Heidegger anticipare la morte.

Ciò non è da intendere come un «Ricordati che devi morire!» di Non ci resta che piangere, ma essere consapevoli che tutte le possibilità che abbiamo sono tali in quanto non definitive, poiché l’unica possibilità definitiva è la morte.

Significa accettare la finitezza dell’uomo e vivere di conseguenza.

L’esserci così non si cristallizza in una o l’altra possibilità, ma resta aperto al mondo. Questa apertura ci permette di vivere una vita autentica e di progettarci come un tutto finito: tutte le nostre possibilità progettuali non vengono così considerate delle possibilità frammentate, ma collegate in un processo via via sempre meno aperto in quanto sempre più vicino alla morte. Questo significa per Heidegger essere-per-la-morte.

Ma cosa c’entra tutto ciò con la nostra Maude?

Maude vive una sua vita autentica proprio in virtù del suo aver già scelto di togliersi la vita nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Heidegger ovviamente faticherebbe ad accettare questa decisione di Maude, in quanto l’anticipare la morte heideggeriano non significa affatto togliersi la vita prima della propria morte naturale. Tuttavia è proprio grazie a questa prospettiva che Maude si pone dinnanzi a sé e sceglie di vivere la vita nella sua pienezza.

La scelta del suicidio razionale di Maude, preannunciata già al primo incontro con Harold, è il suo essere-per-la-morte che le consente una vita autentica e libera.

[Articolo scritto per la rivista FilosofarSoGood.]

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