Ma chi insegna l’etica ai Robot?

Giuseppe O. Longo ha scritto un bell’articolo sull’Avvenire del 27/12 dal titolo Ma chi insegna l’etica ai Robot?

Fulcro dell’articolo è la questione legata ad una morale per i robot. Se c’è chi afferma che è ancora presto parlare di “morale” per Robot e intelligenza artificiale che poco nulla hanno di razionale in loro (come il sottoscritto), c’è anche chi, dall’altra parte, spinge per trovare misure precauzionali affinché i robot diventino “macchine responsabili”. Tra queste persone, Longo cita Wendell Wollach e Collin Allen delle Università di Yale e dell’Indiana.

Ovviamente c’è chi si chiude a riccio seguendo lo slogan:”Se ci sono rischi evitiamo di creare Robot!”.

Nel libro Moral Machines: Teaching Robots Right from Wrong, scrive Longo, viene indicata la strada già percorsa da Asimov, ovvero assoggettare i robot ad una morale basata su un piccolo numero di norme, programmandoli in modo tale che provino compassione, amore per il prossimo e capacità di immedesimarsi nell’altro. Gli autori del libro sono infatti consapevoli del fatto che per seguire una morale basata su leggi fisse, è necessario avere già una capacità morale a cui fare affidamento.

Qualche giorno fa avevo tentato di spiegare come parlare di Etica riferendosi a delle macchine che non hanno alcuna ragion pratica è molto problematico, se non inutile. Assoggettare Robot ad una morale basata su norme e leggi significa postulare che questi Robot abbiano la capacità pratica di seguire una legge e, quindi, di capire quando una azione sia sbagliata (contro la legge) o giusta (pro legge).

Leggendo quanto scrive Longo, una via potrebbe essere programmare i futuri robots in modo tale che, a livello di software, seguano automaticamente delle leggi fondamentali. Se sono programmati per non nuocere ad esseri umani, non nuoceranno ad esseri umani.
La responsabilità a questo punto ricade tutta sui programmatori e non sui Robots, che restano puri ammassi di ferraglia e circuiti.Se un giorno si avrà modo di creare una macchina cosciente, autocoscente, capace di agire razionalmente e non secondo un programma installato in qualche cip, allora sì, si potrà aprire un dibattito su una roboetica.

Rispondi